Quando si legge l'INCI di una crema, di un siero o di un detergente, tra gli ultimi ingredienti della lista si trovano quasi sempre uno o più conservanti. Sono nomi spesso poco familiari ( caprylyl glycol, phenethyl alcohol, sodium benzoate, ecc) che generano non poca diffidenza. Eppure i conservanti nei cosmetici svolgono una funzione essenziale, che ha molto più a che fare con la sicurezza che con il marketing.
In questo articolo vediamo cosa sono i conservanti nei cosmetici, a cosa servono i conservanti, quali sono considerati più delicati e quali invece vengono spesso definiti conservanti pericolosi, con qualche esempio concreto tratto dalle formulazioni di Sonia Olivieri.
Cosa sono i conservanti nei cosmetici
Un conservante per cosmetici è una sostanza (o una combinazione di sostanze) inserita nella formula con un unico obiettivo: impedire la proliferazione di batteri, muffe e lieviti all'interno del prodotto, dal momento in cui viene realizzato fino all'ultimo utilizzo da parte del consumatore.
I cosmetici, soprattutto quelli in fase acquosa come creme, sieri e detergenti, sono un ambiente potenzialmente favorevole alla crescita microbica: contengono acqua, sostanze nutritive (zuccheri, proteine, oli) e vengono conservati a temperatura ambiente, spesso in bagno, in condizioni di umidità. Senza un sistema conservante adeguato, un prodotto cosmetico potrebbe contaminarsi già dopo poche settimane dall'apertura.
A cosa servono i conservanti nei cosmetici

La funzione dei conservanti si può riassumere in tre punti principali:
Proteggono la formula da muffe, batteri e lieviti
È la funzione primaria: impedire che microorganismi (batteri come Escherichia coli o Staphylococcus aureus, muffe, lieviti come la Candida) colonizzino il prodotto durante la produzione, il trasporto, lo stoccaggio e l'utilizzo quotidiano, quando il consumatore apre e richiude la confezione, magari con le mani, più volte al giorno.
Garantiscono la sicurezza per chi usa il prodotto
Un cosmetico contaminato non è solo inefficace: può causare irritazioni, infezioni cutanee e, in caso di applicazione su pelle lesa o vicino agli occhi, problemi anche più seri. I conservanti sono quindi, prima di tutto, un presidio di sicurezza per la salute del consumatore.
Prolungano la shelf life del cosmetico (letteralmente ‘vita di scaffale’ del cosmetico)
Un cosmetico ben conservato mantiene inalterate le sue caratteristiche organolettiche (colore, profumo, consistenza) e l'efficacia dei principi attivi per tutto il periodo indicato dal PAO (Period After Opening, il simbolo del vasetto aperto riportato in etichetta), che generalmente va dai 6 ai 12 mesi dall'apertura.
Conservanti pericolosi: cosa dice davvero la scienza

Negli ultimi anni si parla molto di conservanti pericolosi, spesso in relazione a due famiglie di ingredienti.
Parabeni
I parabeni (methylparaben, propylparaben, ecc.) sono stati per decenni i conservanti più utilizzati in cosmetica, per la loro efficacia e il basso costo. Alcuni studi hanno suggerito una possibile attività di interferenza endocrina, motivo per cui negli anni l'Unione Europea ne ha progressivamente limitato l'uso, vietando alcune forme (come isopropylparaben e isobutylparaben) e riducendo le concentrazioni massime consentite per le altre.
Rilascianti di formaldeide
Ingredienti come DMDM hydantoin o imidazolidinyl urea rilasciano piccole quantità di formaldeide nel tempo per svolgere la loro azione antimicrobica. La formaldeide è classificata come sostanza sensibilizzante e, ad alte concentrazioni, cancerogena: per questo motivo è oggetto di attenzione regolatoria e molte aziende cosmetiche, anche per scelta commerciale, hanno smesso di utilizzarla.
La normativa europea
È importante sapere che in Europa nessun conservante può essere utilizzato liberamente: il Regolamento (CE) n. 1223/2009 disciplina in modo rigoroso quali sostanze sono ammesse come conservanti, a quali concentrazioni massime e in quali categorie di prodotto, sulla base delle valutazioni dello SCCS (Scientific Committee on Consumer Safety) della Commissione Europea. Un conservante presente in un cosmetico venduto legalmente in UE è quindi, per definizione, un ingrediente valutato e autorizzato.
Cosmetici senza conservanti: cosa significa davvero?

Negli ultimi anni molte aziende hanno sostituito i conservanti tradizionali con sistemi di conservazione alternativi, spesso percepiti dal consumatore come più delicati. In questo contesto si sente parlare sempre più spesso di "conservanti non conservanti", un'espressione che può sembrare un controsenso ma che descrive una categoria ben precisa di ingredienti.
Si tratta di sostanze dotate di attività antimicrobica che contribuiscono a proteggere il cosmetico dalla contaminazione microbiologica, pur non essendo classificate come conservanti dal Regolamento europeo sui cosmetici. Per questo motivo alcuni prodotti possono riportare il claim "senza conservanti" (preservative free) pur contenendo ingredienti che aiutano a preservarne la stabilità microbiologica.
Caprylyl glycol e phenethyl alcohol
Sono tra le combinazioni più diffuse nella cosmesi "clean": il caprylyl glycol è un umettante con proprietà antimicrobiche, spesso abbinato al phenethyl alcohol, che è naturalmente presente nell’essenza di rosa e possiede a sua volta un'attività antimicrobica e una lieve nota profumata.
Insieme esercitano un'azione sinergica, motivo per cui rappresentano uno dei sistemi più utilizzati nella cosmesi moderna per ridurre il ricorso ai conservanti tradizionali.
Ingredienti di origine naturale
Anche alcuni ingredienti di origine naturale possiedono proprietà antimicrobiche. Tra questi troviamo alcuni estratti vegetali, come l'estratto di caprifoglio (Lonicera japonica), e diversi oli essenziali, tra cui rosmarino, timo, tea tree e lavanda.
Questo non significa però che siano sempre la scelta migliore: per essere efficaci devono spesso essere impiegati a concentrazioni relativamente elevate e alcuni possono aumentare il rischio di sensibilizzazione cutanea o di fotosensibilità. Per questo motivo il loro utilizzo richiede un'attenta valutazione formulativa.
Acido citrico: conservante o alleato della conservazione?
L'acido citrico non è, a rigore, un conservante nel senso classico del termine: la sua funzione principale è quella di regolare il pH della formula e agire come agente chelante. Perché questo è importante per la conservazione? Perché la maggior parte dei conservanti funziona meglio entro un range di pH specifico (solitamente acido), e perché l'azione chelante dell'acido citrico limita la disponibilità di minerali che i microorganismi utilizzerebbero per proliferare. In altre parole, l'acido citrico non uccide direttamente i microrganismi, ma crea un ambiente meno favorevole alla loro crescita, supportando l'efficacia del sistema conservante principale.
Sorbato di potassio e benzoato di sodio
Il potassium sorbate e il sodium benzoate sono sali di acidi organici (acido sorbico e acido benzoico) ampiamente utilizzati anche nell'industria alimentare. In cosmetica agiscono principalmente contro muffe e lieviti e vengono spesso combinati con altri conservanti per ampliare lo spettro di azione.
(leggi anche Cosmetici naturali o scientifici?)
La verità dietro ai cosmetici "senza conservanti"
I cosmetici senza conservanti in senso assoluto sono molto rari, e per un buon motivo: qualsiasi prodotto contenente acqua, applicato a mani nude e riaperto più volte, ha bisogno di una qualche forma di protezione dalla contaminazione microbica. Esistono alcune eccezioni:
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Formulazioni anidre, cioè senza acqua (come oli puri o burri), meno soggette a proliferazione microbica ma comunque non esenti da rischio di irrancidimento
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Packaging airless, la tecnologia che isola il prodotto dall'aria e dal contatto con le mani, permettendo di ridurre (non sempre eliminare) la quantità di conservanti necessaria
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Prodotti monodose, pensati per un solo utilizzo
Per questo motivo, quando si legge in etichetta "senza conservanti", è sempre utile osservare l'INCI nel suo complesso. Molto spesso il prodotto contiene ingredienti con attività antimicrobica che, pur non essendo classificati come conservanti dalla normativa, svolgono comunque una funzione fondamentale nella protezione della formulazione.
L'approccio di Sonia Olivieri
Nello sviluppo dei prodotti Sonia Olivieri, la scelta del sistema conservante è il risultato di un'attenta valutazione formulativa, che tiene conto dell'efficacia microbiologica, della compatibilità con gli altri ingredienti e della stabilità del prodotto nel tempo.
La protezione delle formulazioni è affidata principalmente alla combinazione di Phenethyl Alcohol e Caprylyl Glycol, ingredienti che contribuiscono a garantire la sicurezza microbiologica del cosmetico durante tutto il suo utilizzo.
Esempio INCI Siero depigmentante: Aqua, Methylpropanediol, Niacinamide, Arbutin, Sodium ascorbyl phosphate, Sodium hyaluronate, Phenethyl alcohol, Acrylates/C10-30 alkyl acrylate crosspolymer, Caprylyl glycol.
Esempio INCI Siero idratante: Aqua, Methylpropanediol, Sorbitol, Niacinamide, Panthenol, Sodium hyaluronate, Phenethyl alcohol, Caprylyl glycol, Lactic acid.
Spesso, oltre al duo phenethyl alcohol/caprylyl glycol, compare anche un acido (lactic acid nel siero idratante) che, come l'acido citrico, contribuisce a mantenere il pH della formula in un range favorevole alla stabilità e alla conservazione, in sinergia con il sistema conservante principale.
Questa scelta riflette la filosofia Sonia Olivieri: sviluppare formulazioni essenziali, sicure e rispettose della pelle, selezionando ingredienti con un buon profilo di tollerabilità e sistemi di conservazione efficaci.
Conclusione
I conservanti nei cosmetici non sono un ingrediente "di troppo", ma un elemento di sicurezza tanto importante quanto i principi attivi che rendono efficace un prodotto. La vera domanda da farsi, davanti a un INCI, non è "questo cosmetico contiene conservanti?" ma piuttosto "quali conservanti contiene, e sono adeguati al tipo di prodotto e alla concentrazione prevista dalla normativa?". Il fatto di conoscere il ruolo dei conservanti, comprendere il significato di claim come "senza conservanti" e imparare a leggere l'INCI con spirito critico permette di scegliere i propri cosmetici in modo più consapevole, basandosi su evidenze scientifiche.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo informativo e non sostituiscono il parere di un dermatologo o di un farmacista.
